Altroconsumo fa ricorso alla Commissione Europea: aiuti di Stato illeciti al consorzio Tivù per il digitale terrestre

10 febbraio 2010 at 11:17 | In La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Altroconsumo si muove contro le ingiustizie del mercato tv italiano e presenta un ricorso al Garante Europeo per la concorrenza contro le evidenti irregolarità commesse dal consorzio Tivù per il digitale terrestre. L’associazione di consumatori accusa il governo italiano di avere finanziato la joint-venture Tivù (composta al 49% da Mediaset, al 49% dalla Rai e al 2% da Telecom Italia Media) per favorire le solite aziende dominanti nel nuovo mercato tv, consolidando le posizioni già esistenti nel vecchio mercato della tv analogica. I finanziamenti e la concentrazione del mercato pubblicitario avrebbero bloccato lo sviluppo di altri competitor e la nascita di programmi di qualità.

Il ricorso fa menzione anche della scorretta condotta di Tivù Sat nei confronti degli abbonati Rai. Con l’adozione del protocollo nagravision di codifica del segnale tv satellitare, incompatibile con i decoder Sky, le strategie di Tivù e della Rai hanno impedito la visione del servizio pubblico tv a quei 5 milioni di italiani che utilizzavano la piattaforma a pagamento di Sky, e secondo Altroconsumo avrebbero violato le regole comunitarie sulla concorrenza e sull’erogazione dello stesso servizio pubblico.

L’associazione di consumatori denuncia anche le irregolarità di abuso di posizione dominante e di aiuti di Stato nel decreto Bondi sull’equo compenso per quota privata. La normativa dovrebbe estendere a tutti i dispositivi di archiviazione, dai cellulari ai pc (mentre prima era prevista solo per cd, dvd e masterizzatori), una tassa (definita iniqua da Altroconsumo) che andrebbe a finanziare direttamente la SIAE e l’industria dell’audiovisivo violando le regole della Comunità Europea.

Fonti: puntoinformatico.it | pmi.it

Approvate modifiche al decreto Romani. La rete (forse) è ancora libera

6 febbraio 2010 at 11:32 | In Digital divide, Discussione, La verità sul digitale, News | 2 Comments
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Il viceministro Romani cambia rotta e il decreto legge sui diritti tv e sul controllo di Internet allenta la morsa. L’ondata di proteste piovute dalla rete (ancora una volta) ha formato l’opinione pubblica e influenzato dal basso i fatti reali. La Commissione Lavori Pubblici del Senato ha approvato un testo di emendamento che modifica sensibilemte il testo di legge censorio.

La forza dei molti degli utenti della rete, le segnalazioni dalla Commisione Europea e l’intervento dell’Autorità Garante ha indotto il Ministero e il governo a concentrare la censura e il controllo solamente sui servizi di condivisione di prodotti audiovisivi (ad esempio You Tube) che trasmettono video con diritti delle emittenti tv private (ad esempio Mediaset).

Sono stati esclusi dal controllo i blog, i giornali on-line, i motori di ricerca, i portali di video amatoriali. Il decreto pone le basi per una stretta sorveglianza, attraverso l‘autorizzazione dell’Agcom, sulle responsabilità editoriali di quei portali di condivisione video che consentono l’immissione di contenuti con diritti d’autore ed esclude il coinvolgimento dei provider che forniscono gli accessi alla rete.

Il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò ha commentato:«Non c’è nessun filtro. L’unica cosa prevista è una semplice dichiarazione di inizio di attività, ma che non comporta alcun controllo preventivo. Poi se il sito manda in rete delle cose non dignitose, sarà l’Autorità casomai a intervenire». E’ evidente che la legge è stata forgiata per tutelare i diritti sui media audiovisivi e ostacolarne la condivisione libera (alcuni direbbero non legale) in rete. Inoltre, dopo la vittoria di Mediaset nelle aule di tribunale, infligge il colpo di grazia sulla questione dei diritti d’autore (cioè d’azienda) a You Tube.

Anche se è stato cancellato dal decreto l’obbligo di rettifica per il Web, le modifiche pongono molte domande e altrettanti dubbi. Con quali criteri saranno selezionati i siti e i portali che non rispettano le norme del decreto? La dichiarazione di attività non rischia di divenire un mezzo di controllo della rete? In quale modo saranno vagliati i contenuti “dignitosi” da quelli non accettabili? E infine, come farà l’Autorità Garante a sondare tutto ma proprio tutto il Web e Internet?

Sky Italia, 2009 in perdita. Tv in 3D e IPTv per il rilancio

5 febbraio 2010 at 14:07 | In Discussione, Guerra pay-tv, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Nel mercato delle pay-tv le battaglie senza esclusione di decreti (del governo) e offerte (dei networks) cominciano a sortire i primi effetti. Mentre Mediaset Premium festeggia la conquista di una considerevole fetta di mercato sul digitale terrestre, Sky Italia subisce una flessione del 2% sul fatturato a causa dei minori ricavi derivanti dai propri abbonamenti. Per la prima volta nella sua storia italiana la società della News Corp. registra una perdita di 30 milioni di dollari (dell’ultimo trimestre del 2009) nei confronti di un utile di 10 milioni del 2008.

I dati resi noti da Sky Italia sottolineano una perdita di ben 63 mila abbonati, soprattutto nel settore Sport/Calcio, che attestano la base di utenti Sky a 4,74 milioni. Di contro il numero delle tessere attive di Mediaset Premium continuano costantemente ad aumentare. Nel 2009 l’azienda di Cologno Monzese ha registrato un incremento di 700 mila card attive e ha raggiunto i 3,5 milioni di abbonati.

La perdite di Sky hanno poco a che fare con la crisi economica, dato i risultati del principale concorrente sulla piattaforma digitale terrestre. La flessione nei ricavi del network di Rupert Murdoch risente fortemente delle mosse a dir poco interessate del goveno Berlusconi: l’aumento dell’Iva sulle pay-tv ha inciso sui rialzi dei prezzi degli abbonamenti Sky; il mancato rinnovo del contratto tra il network satellitare e la Rai ha sottratto una parte considerevole della programmazione pubblica all’offerta dei pacchetti Sky. E ora la nuova criticatissima legge sulla tv (con la scusa delle direttive europee) vorrebbe tagliare la trasmissione della pubblicità sulle reti a pagamento, applicando un tetto massimo del 12% per ogni ora di programmazione, e vietare la programmazione pornografica durante il giorno, limitando ancor più le risorse di Sky Italia. Inoltre ha inciso in modo rilevante anche la condotta altamente scorretta di Mediaset che da settembre del 2009 nega al concorrente diretto l’acquisto di spazi pubblicitari sulle proprie reti generaliste.

Secondo le dichiarazioni dello stesso Murdoch il gruppo della News Corp. non lascerà il mercato italiano perchè esistono ancora larghi margini di espansione per la tv a pagamento nel nostro paese. Nonostante il difficile contesto economico, la multinazionale dell’informazione e della televisione ha le spalle larghe, e ha intenzione di conquistare nuovi abbonati innovando con la tv ad alta definizione in 3D (in sperimentazione in Gran Bretagna ad aprile) e rafforzando le alleanze con Telecom Italia per la diffusione della programmazione Sky su IPTv (attraverso le offerte di Alice Home Tv e Cubovision).

Fonti:   newslinet.it |   ilsole24ore.com

Digitale terrestre, la tendenza della tv sempre più a pagamento

30 gennaio 2010 at 14:28 | In Discussione, Guerra pay-tv, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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La transizione al digitale terrestre è giunta più o meno a un terzo del suo percorso nel nostro paese. Il consorzio DGTVi pochi giorni fa ha annunciato che gli ascolti della tv digitale hanno superato la soglia del 30% (il doppio rispetto agli ascolti del satellite). Nel 2009 sono stati venduti ben 2,6 milioni di decoder ogni mese. Dal 2004 ad oggi i dati mostrano quasi 26 milioni di ricevitori dtt venduti per un mercato che non sente minimamente gli effetti della crisi economica. Le proiezioni Makno, in linea con la pianificazione degli switch-off programmati del 2009, rivelano che ormai altre il 60% delle famiglie italiane possiede un decoder per la tv digitale.

DGTVi afferma che il passaggio al dtt delle regioni del nord Italia nel 2010 coinvolgerà 23 milioni di italiani e il 70% della popolazione italiana sarà all-digital entro la fine dell’anno. Si pensa pure a un’accelerazione dei lavori prima del termine del 2012, per mantenere un primato europeo millantato in questi anni, ma palesemente falso (Olanda, Lussemburgo, Finlandia hanno già concluso il passaggio da tempo, e il prossimo 6 aprile lo terminerà la Spagna).

Ma le reali motivazioni economiche di questa corsa tutta italiana alla conversione digitale del sistema televisivo risiedono nella trasformazione del mercato tv a danno dei poveri e inermi consumatori. Uno studio di e-Media Institute sulle tendenze del mercato tv italiano (pubblicato nell’ottobre del 2009) indica per il 2012, data della fine del passaggio al digitale, un decisivo sorpasso dei ricavi della pay-tv nei confronti dei modelli classici di ricavo pubblicitario e attraverso canone rispettivamente dei network privati commerciali e di quelli pubblici. Questa previsione, rafforzata dalla tendenza registrata dal 1992 ad oggi, mostra chiaramente che il nuovo mercato della tv digitale terrestre causerà aumento esponeziale dell’offerta della tv a pagamento in un regime di duopolio Rai-Mediaset. La direzione verso un’offerta principalmente a pagamento si può rilevare quotidianamente confrontando la programmazione delle pay-tv con quella decisamente di bassa qualità dei canali in chiaro.

Lo studio di e-Media Institute dimostra inoltre che le famiglie italiane pagano sempre di più la semplice visione della tv. Nel 1992 per guardare la televisione si spendevano 1,9 miliardi di euro, nel 2008 si è arrivati a 6,2 miliardi, nel 2012 si prevede un’assurda spesa di 7,9 miliardi all’anno. Il mercato delle pay-tv salirà al 60% della spesa totale dei consumatori, relegando il pubblico della tv commerciale basata su pubblicità e di quella pubblica in un mercato di nicchia. E’ già in atto infatti un aumento di audience dei nuovi canali mini-generalisti e tematici sul digitale terrestre, come ad esempio Rai 4 e Iris.

Commissione UE e Agcom indagano sul decreto dei diritti tv e del controllo di internet

27 gennaio 2010 at 10:17 | In Digital divide, Guerra pay-tv, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre | 1 Comment
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Da un articolo del corriere.it:

Polemica sul controllo preventivo affidato ai provider per i contenuti su Internet. «Aiuta Mediaset contro Google».

MILANO – Agcom e Commissione Ue contro il decreto legislativo del vice ministro Paolo Romani di recepimento della direttiva Ue in materia di tv e internet. «Ci sono aspetti che vanno riconsiderati in quanto non perfettamente coerenti con gli aspetti della direttiva europea» sintetizza il presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò dopo l’audizione in commissione Lavori Pubblici del Senato dove erano convocati anche Sky, la Siae, Asstel e l’Associazione diritti dei minori. Secondo Calabrò l’Italia, se il decreto non sarà modificato, rischia di diventare «un caso unico nel mondo occidentale a causa dell’articolo 17 che introduce un’apposita autorizzazione per la diffusione continua in diretta e su internet». Inoltre all’Agcom, spiega Calabrò, vengono sottratte competenze e questo va contro il criterio di semplificazione. Gli fa eco il Pd con Paolo Gentiloni, secondo cui «tra eccessi di delega e contrasti con le normative europee, questo decreto rischia di dar luogo a un lungo contenzioso giuridico».

PROCEDURA D’INFRAZIONE – La Commissione europea sarebbe infatti pronta ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per la mancata notifica, attesa entro il 19 dicembre, del decreto. Ma c’è anche un secondo fronte “caldo”: il decreto Romani prevede allo stato attuale che i fornitori di servizi online siano responsabili dei contenuti trasmessi dagli utenti, tramite il controllo preventivo. Ne sarebbero colpiti provider come Fastweb e Telecom Italia, ma anche a siti come YouTube, il sito per la condivisione di video di proprietà di Google. Questo rischia di violare le norme Ue sul commercio elettronico: la direttiva prevede che i fornitori di servizi (Internet service provider o Isp) non siano tenuti a compiti di monitoraggio. E anche su questo punto Calabrò è molto chiaro: «L’autorizzazione preventiva finisce per diventare un filtro burocratico». L’esame del decreto avviene mentre YouTube ha in corso una battaglia legale con Mediaset. Il gruppo televisivo chiede infatti a titolo di risarcimento 500 milioni di euro per violazione di copyright. E qualcuno vede puzza di bruciato. «Per come è scritto, il decreto potrebbe di sicuro aiutare Mediaset nella causa contro Google» dice Paolo Nuti, presidente dell’associazione di Internet provider in Italia.

SPOT NELLE PAY TV – Un altro punto molto discusso è il taglio progressivo al tetto orario degli spot per i canali a pagamento. «L’effetto sugli introiti c’è, è sottrattivo, e mette un limite alla crescita e non solo di Sky Italia ma di tutti gli altri editori presenti sulla piattaforma, da De Agostini a Rcs a Ellemedia gruppo Espresso a Walt Disney e Fox, che hanno scommesso sull’Italia e puntano sui ricavi pubblicitari per crescere e magari investire nella produzione locale» dice Andrea Scrosati, vice presidente corporate e market communication di Sky.

Gli inutili incentivi statali alle famiglie per ADSL e Internet

26 gennaio 2010 at 16:49 | In Digital divide, Discussione, News | 4 Comments
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Il governo affronta a suo modo (con i bonus) il problema del diviario digitale italiano. Secondo le dichiarazioni di Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo parlamentare del Pdl alla camera, il Consiglio dei Ministri sta preparando un provvedimento che dovrebbe aiutare le famiglie tagliate fuori della tecnologie informatiche e da Internet. La solita soluzione palliativa dell’esecutivo consisterebbe in un bonus per la banda larga che distribuirà uno sconto di 50 euro su un nuovo pc acquistato con collegamento ADSL e un bonus di 70 euro per le categorie disagiate.

«E’ un incentivo che può aumentare la curva della domanda prevista per il 2010-2012 – afferma Cicchitto – proprio per accompagnare il progetto di e-government. Sarà piu’ facile abbonarsi a Internet e usufruire di questi servizi. Quindi un circolo virtuoso fatto da utilizzo del web e facilitazione per il collegamento Internet» Claudio Scajola indica che l’intervento di sovvenzione dovrebbe ammontare a circa un miliardo di euro, ma le risorse a disposizione del Tesoro sarebbero di soli 300 milioni.

L’iniziativa pare non considerare i costi reali dei personal computer e degli abbonamenti ADSL, e sembra più che altro un flebile incentivo all’acquisto dei pc con connessione ma senza rottamazione modello mercato dell’auto. Inoltre il bonus è totalmente inutile per i cittadini che risiedono nelle tantissime aree del paese irraggiungibili dalla banda larga

Il progetto di e-government, chiamato “Piano e-gov 2012″, prospettato dal ministro Brunetta, che è solito lanciare solenni panzane, è costitiuto da un immane piano di innovazione digitale che dovrebbe essere finanziato da 1.380 milioni di euro e comprendere 80 progetti rivolti alla scuola, alla giustizia, alla burocrazia, alla sanità, alle imprese e alla pubblica amministrazione. Per quanto concerne la diffusione e lo sviluppo dei servizi digitali grazie alla banda larga, il super piano di Brunetta, che vanta assoluta trasparenza, alla voce “Obiettivo 18: Servizi Banda Larga” del sito ufficiale riporta tra i risultati ottenuti un desolante nulla di fatto… E stiamo ancora aspettando il famoso stanziamento di 800 milioni di euro per lo sviluppo di internet veloce bloccato mesi fa dal CIPE.

Fonte: sostariffe.it

Il Calendario Ufficiale 2010 degli Switch-off del Digitale Terrestre

21 gennaio 2010 at 15:12 | In Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, News, Piemonte, Tv digitale terrestre, Veneto | 1 Comment
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Come si prospettava da qualche tempo le date del primo calendario ufficiale del digitale terrestre previste per il 2010 sono state cambiate. Dalla riunione del Comitato Nazionale Italia Digitale di questo 21 gennaio sono stati ufficializzati gli spostamenti degli switch-off delle regioni interessate per quest’anno. Sono stati inoltre fissate alcune date per i corrispettivi switch-over delle regioni coinvolte dal passaggio.

Le cause di questa variazione sono da riferirsi ai probabili disservizi che la transizione digitale potrebbe provocare durante gli eventi televisivi che si verificheranno nei prossimi mesi del 2010. In primo luogo le elezioni regionali previste per il mese di marzo e successivamente i Campionati Mondiali di calcio hanno indotto il Ministero per le comunicazioni, DGTVi, Sky, Prima Tv, Rete Capri, Rete A, delle associazioni delle Tv locali FRT e Aeranti-Corallo, e CNCU (il consiglio nazionale consumatori e utenti) a giungere ad un’intesa comune che posticipa nel mese di settembre gli switch-off dell’area tecnica 3, comprendente Lombardia e Piemonte orientale, a fine ottobre quelli delle aree 5 6 e 7, rispettivamente le regioni Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Mentre a fine novembre infine verrà eseguito il passaggio definitivo nella regione Liguria, corrispondente all’area 8, territorio montuoso notoriamente più ostico per il passaggio al digitale.

Ecco il nuovo calendario degli Switch-over (il passaggio di Rai Due e Rete 4 alle sole frequenze digitali) previsti per il 2010:

  • 18 maggio 2010: verrà coinvolta una macroarea del nord Italia nel processo di switch-over comprendente le regioni Lombardia (eccetto la provincia di Mantova), Piemonte orientale, e le province di Parma e Piacenza dell’Emilia Romagna;
  • Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia (da definire);
  • Liguria (da definire).

E il nuovo calendario degli Switch-off del digitale terrestre previsti per il 2010:

  • dal 15 settembre al 20 ottobre: Lombardia e Piemonte orientale, e le province di Piacenza e Parma;
  • dal 21 ottobre al 25 novembre: Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia;
  • dal 26 novembre al 20 dicembre: Liguria.

Fonti:   asca.it |   corriere.it |   Tivù.tv

Le truffe digitali di Mediaset Premium

18 gennaio 2010 at 12:58 | In Discussione, Guerra pay-tv, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre | 1 Comment
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Fin dal lontano 2005 i telespettatori assistono inermi all’imponente campagna pubblicitaria e mediatica del servizio pay-tv di Mediaset, ideato e progettato fin nei minimi particolari in concomitanza dell’esordio della tv digitale terrestre. Ora che il 30% della popolazione italiana riceve (più o meno) solo i segnali digitali tv, e che la tv a pagamento del biscione ha quasi raggiunto (muovendosi spesso scorrettamente sul mercato) la quantità d’audience del principale competitor Sky della piattaforma satellitare, l’azienda di Cologno Monzese scopre le sue carte e attua le subdole strategie commerciali che spesso danneggiano i consumatori, tipiche di un mercato in fermento ma bloccato da una posizione dominante.

Mediaset Premium On Demand: i decoder non funzionanti.

Il 20 novembre del 2009 Mediaset ha lanciato sul mercato il suo servizio di video on demand sul digitale terrestre. Orgoglio del figliol prodigo Pier Silvio, l’offerta Mediset Premium On Demand si compone di un decoder dedicato e proprietaro con hard disk e un abbonamento Premium per film e serie tv visibili su richiesta (limitata). Forse per l’eccessiva fretta di far uscire il nuovo prodotto, per battere la concorrenza di Sky, o forse a causa di un evidente profitto aggiuntivo, la maggior parte dei consumatori che hanno acquistato entusiasti Mediaset Premium On Demand hanno portato a casa un apparecchio, prodotto dalla società tedesca Techno Trend Gorler, con evidenti difetti di fabbrica.

Da quanto è emerso dai blog e dai forum di discussione in rete, una grossa partita di decoder non ha mai funzionato perchè al suo interno il cavo del disco rigido era staccato; altri ricevitori on demand inizialmente funzionanti al primo sbalzo di tensione della corrente elettrica sono completamente andati in tilt. Centinaia di decoder TT-select® T502 sono stati restituiti ai rivenditori. L’utenza ha lamentato una totale inefficienza di informazione e dei costi eccessivi dei numeri telefonici d’assistenza dei call-center Mediaset, denunciando anche un comportamento maleducato da parte degli operatori telefonici. Molti utenti hanno notato la grave mancanza dei termini di garanzia dell’apparecchio, che per legge dovrebbe essere di due anni.

Tutto ciò potrebbe essere spiegato da un difetto di fabbrica dipeso dall’azienda produttrice dei decoder, ma i sospetti di truffa ricadono anche e soprattutto su Mediaset a causa della forma a tempo dei suoi abbonamenti Premium. Infatti all’interno della confezione di Mediaset Premium On Demand i consumatori hanno trovato un tessera con un mese gratuito di visione dell’offerta Premium Gallery. Nella maggior parte dei casi dopo l’attivazione della smart-card i contenuti offerti gratuitamente non sono stati consumati a causa dei difetti tecnici dei ricevitori. Le tessere sono quindi scadute e le funzioni on demand del decoder sono divenute inutili, a meno di un rinnovo o di una nuova attivazione dell’abbonamento a tempo dell’offerta Premium Gallery. Gli utenti già in possesso di abbonamenti Gallery, al momento dell’acquisto di Premium On Demand, sono stati costretti a convertire il vecchio pacchetto pay-tv nel nuovo abbonamento sulla nuova smart-card sobbarcandosi ulteriori costi per le chiamate ai numeri telefonici a pagamento Mediaset.

Abbonamento Premium Gallery: l’aumento illecito.

In occasione del lancio di Premium On Demand l’azienda della famiglia Berlusconi ha inaugurato sulla piattaforma digitale terrestre due nuovi canali tematici pay: Premium Cinema Emotion e Premium Cinema Energy. I due nuovi canali di cinema sono stati introdotti senza costi aggiuntivi all’interno dell’abbonamento Gallery. Ma dal primo febbraio del 2010 gli utenti che hanno sottoscritto questo tipo di abbonamento avranno una sgradita sorpresa: il costo di Premium Gallery aumenterà di 2 euro al mese attraverso la sudbola clausola contrattuale di tacito-assenso. La variazione dei costi dell’abbonamento è stata comunicata solamente con una lettera pubblicitaria inviata per posta che notifica al consumatore, nel caso non desideri pagare i due nuovi canali, di affrettarsi a spedire una raccomandata di disdetta entro il 31 gennaio 2010. Un’altra truffa che prospetta un’ondata di nuove proteste

Mediaset Premium: paghi ma non si vede.

Mediaset Premium ha quasi raggiunto il numero di abbonati del concorrente pay-tv Sky. Le cifre dell’auditel sugli spettacoli calcistici, ad esempio, presentano ancora un lieve vantaggio d’audience da parte di Sky, ma ormai i network si fronteggiano, se pur da piattaforme differenti, alla pari sul mercato. L’ascesa del biscione nel mercato della tv a pagamento è frutto soprattutto delle strategie politco-economiche attuate dal governo  compiacente e dai consorzi privati come DGTVi e Tivù, e non certo dalla qualità superiore del servizio nei confronti della concorrenza.

In molte zone delle regioni del paese raggiunte dallo switch-off del digitale terrestre infatti, i segnali del Mux Mediaset 1 e del Mux DFree (dove vengono trasmessi i canali a pagamento) sono scarsi o assenti, a mesi di distanza dallo spegnimento della tv analogica. Una consistente percentuale di utenti che hanno sottoscritto gli abbonamenti Mediaset Premium possono solo assistere al consumo del tempo inutilizzato delle proprie tessere fino all’inevitabile scadenza delle stesse card. Come,  ad esempio, sta accadendo a Napoli nella zona di Fuorigrotta molti consumatori non ricevono alcun segnale, non hanno alcuna tutela, ma non sanno neppure con chi protestare, dato che i numeri di assistenza Mediaset (sempre a pagamento) non danno alcuna risposta utile.

Articolo correlato su Rinascita Campania: Digitale terrestre, ancora problemi di ricezione

Le proteste degli utenti di Mediaset Premium On Demand su digitaleterrestrefacile.it

Digitale terrestre, la rivolta delle reti private a Roma e nel Lazio

17 gennaio 2010 at 10:56 | In Discussione, La verità sul digitale, Lazio, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Da un articolo di Paolo Foschi sul roma.corriere.it:

ROMA – Molte tv locali di Roma e del Lazio rischiano la chiusura. L’effetto combinato della crisi economica e del passaggio al digitale terrestre sta mettendo in ginocchio i piccoli operatori: lo «switch off», cioè il passaggio alla nuova tecnologia, è avvenuto senza regole certe sul posizionamento dei canali nella piattaforma, che spesso si verifica in maniera casuale, offrendo un ordine privilegiato per Rai e Mediaset. In assenza di un quadro normativo univoco, a farne le spese sono quindi appunto i «piccoli» che rischiano di scomparire nella piattaforma, in posizioni infelici e di scarsissima visibilità.

I dati di ascolto, che certo dipendono anche dalla qualità della programmazione ma non solo, parlano chiaro: Rai in particolare e anche Mediaset con il digitale terrestre (quindi con i nuovi canali) hanno registrato un deciso aumento degli ascolti. E a pagare sono i piccoli operatori, che accusano una flessione intorno al 10%. Il grido di allarme è stato lanciato ieri dalle stesse emittenti locali, a partire da Teleroma 56 della famiglia Caltagirone e da Super3 di Filippo Rebecchini, oltre a un’altra trentina di reti, con le tre associazioni di categoria presenti: la Frt, la Conna e l’Aeranti Corallo.

Le tv private erano state convocate per una riunione sulla «par condicio elettorale» presso il Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, l’organismo di vigilanza presieduto da Francesco Soro. La discussione è però scivolata subito sul rischio chiusura. I rappresentanti delle emittenti hanno chiesto l’intervento del Corecom. «Se non sappiamo dove viene posizionato il nostro canale nella piattaforma digitale, non possiamo vendere la pubblicità, che già risente degli ascolti in calo e della crisi», hanno detto i rappresentati delle reti locali, che poi hanno firmato un appello congiunto: «La situazione è drammatica. La ragione principale sta nell’assoluta confusione che caratterizza il sistema di posizionamento dei canali sul telecomando (il cosiddetto Lcn).

Oggi non c’è alcuna regolamentazione, rischiamo di tornare alla stagione del Far west televisivo che speravamo fosse solo un ricordo del passato. Trovare una emittente locale sul televisore ormai è diventato difficilissimo. Se non si vuole condannare al fallimento l’intero sistema televisivo locale del Lazio, con la perdita di migliaia di posti di lavoro, chiediamo che l’Agcom intervenga al più presto possibile per definire una regolamentazione chiara e certa». E senza correzioni normative, «siamo costretti a bloccare gli investimenti». Francesco Soro, al termine dell’incontro, ha espresso «preoccupazione per la situazione, perché parliamo di un settore che occupa, compreso l’indotto, migliaia di persone. Per questo come Corecom ci facciamo portavoce anche presso l’Agcom (Authority di controllo per le comunicazioni che ha già aperto un’istruttoria sulla questione del posizionamento dei canali, ndr), perché si tenga conto delle legittime istanze delle emittenti locali».

Per questo motivo la settimana scorsa l’Adiconsum in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei consumatori e degli utenti) e del CRTL (Comitato Radio Tv Locali) ha formulato una proposta comune all’Agcom per richiedere una chiara regolamentazione sulla numerazione automatica dei canali digitali e per inserire nella norma dei paletti e delle regole per salvaguardare gli utenti.

Le associazioni di consumatori e le tv locali richiedono con forza delle posizioni accessibili nella numerazione LCN del telecomando compatibili con le abitudini dei telespettatori. L’Adiconsum chiede inoltre l’eliminazione dei conflitti di numerazioni tra i canali, un ritorno a una lista numerica simile a quella della vecchia tv analogica dal numero 1 al numero 99, e l’inserimento dei nuovi canali del digitale terrestre dal numero 100 in poi.

Il governo vara la legge del controllo di Internet formato Mediaset

14 gennaio 2010 at 10:27 | In Digital divide, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Dopo la vittoria di Mediaset nei confronti del colosso del web You Tube (Google) sui diritti dei video dei programmi del biscione nel dicembre scorso, l’azienda di Cologno Monzese, impero dei media italiani, cerca di farsi gentilmente tutelare, sempre sulla questione dei copyright in rete, dalle leggi “ad negotium” del generoso e interessato governo dello stesso Berlusconi. Si prospetta una sorta di legge Hadopi, severa normativa sulla pirateria approvata in Francia pochi mesi fa, ma con l’obiettivo dichiarato di far rispettare il diritto d’autore soprattutto nei riguardi di filmati trasmessi dai network televisivi (privati) e riproposti liberamente sul web.

Da un articolo di Adolfo Fontanarosa su repubblica.it:

Il Garante per le Comunicazionii diventerà una sorta di “sceriffo del web”. Mettere un gol o la scena di un film su YouTube potrà comportare sanzioni.

Il governo trasforma il Garante per le Comunicazioni nella sceriffo di Internet. Il Garante dovrà controllare che i siti della Rete rispettino per davvero le regole sul diritto d´autore. Nel 2010, dunque, mettere lo spezzone di una partita o di un film su Youtube potrà comportare richiami e sanzioni.

Il Garante ricava questo ruolo di sentinella del Web dal decreto legislativo del governo sulla tv e Internet: è il decreto di Natale famoso per aver tagliato la pubblicità a Sky. Ieri il decreto è arrivato in Parlamento per ricevere un parere (non vincolante) dai senatori e, a seguire, anche dei deputati.

Il senatore Vincenzo Vita (Pd) e il deputato Giulietti (portavoce di Articolo 21) hanno passato ai raggi X il testo e si sono accorti di qualche indigesta novità sfuggita a Natale. Il decreto, intanto, mette sullo stesso piano la televisione classica e la televisione via Internet (Ip Tv, web Tv, mobile Tv). Subito dopo, il testo assegna al Garante questo compito di vigilanza diretta sulle lesioni al diritto di autore in Rete. Infine stabilisce che i telegiornali e gli altri prodotti informativi di Internet dovranno rettificare notizie sbagliate nelle modalità che investono oggi un Tg1 o un Tg5.

Anche il deputato Paolo Gentiloni (Pd) sottolinea le “sorprese” contenute nel decreto: il taglio della pubblicità a Sky che coincide con un aumento degli spot sulle reti private gratuite (come Mediaset); i minori sostegni ai produttori indipendenti di film e fiction; le nuove norme antitrust (che impediscono ogni azione contro Mediaset, malgrado abbia moltiplicato i suoi canali grazie al digitale terrestre). Oggi – alle 13 – Pd, Udc e Italia dei Valori terranno una conferenza stampa di attacco conto il decreto.

Decreto legislativo n. 169 su Internet e Tv che recepisce la direttiva della Comunità Europea 2007/65/Ce sui servizi audiovisivi. (pdf)

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