Il digitale terrestre si accende nel Lazio

8 Novembre 2009 at 11:07 | In Discussione, Lazio, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Nuova tappa della diffusione del digitale terrestre: eccoci giunti nella regione della capitale d’Italia. Dal 16 novembre fino al 30 novembre saranno definitivamente spenti i segnali analogici tv nel Lazio, esclusa l’area di Viterbo. Lo switch-off verrà eseguito in vari passi che coinvolgeranno cinque macroaree:

  • 16 novembre: città di Roma e provincia
  • 17-18 novembre: città di Latina e zona Pontina
  • 19-21 novembre: città di Frosinone e provincia
  • 23-24 novembre: città di Rieti e provincia
  • 25-30 novembre: provincia di Latina e isole ponziane

Lunedì 16 novembre sarà una data fondamentale della transizione nazionale al dtt, perchè sarà coinvolta l‘area metropolitana più estesa finora raggiunta dalle frequenze digitali, che raccoglie più 2 milioni e 700 mila abitanti, che sommati all’intera utenza della provincia di Roma ammontano a più di 4 milioni di potenziali telespettatori. Il passaggio al digitale terrestre della regione laziale interesserà più di 300 comuni con l’esclusione di alcuni comuni della provincia di Viterbo.

Numero verde del Ministero per informazioni e proteste : 800.022.000.

Siti utili (ma spesso di poco aiuto):

http://www.laziodigitale.tv |   http://www.dgtvi.tv/ |   http://www.decoder.comunicazioni.it/

Intanto la Rai, il consorzio DGTVi e il Ministero per lo sviluppo economico pensano di accelerare il processo di transizione digitale. Per evitare i gravissimi disagi riscontrati in Piemonte e in parte anche in Trentino, si sta pensando di spegnere l’analogico entro la fine del 2010 in un grande macroarea che coinvolgerebbe tutto o quasi il nord Italia. Le gravi mancanze dell’Agcom e del Ministero hanno causato i disservizi e le interferenze nelle frequenze tra le zone dove è stato attivato il sistema a Single Frequency Network e dove invece sono state lasciate le vecchie emissioni dei canali.

Il piano potrebbe ritardare le date di switch-off previste in calendario per programmare ed eseguire qualche mese dopo uno switch-off totale del nord. Lo spegnimento sincronico del segnale analogico in più regioni farebbe attivare contemporaneamente tutte le trasmissioni in isofrequenza (che permettono la diffusione dello stesso segnale da più luoghi mantenendo la stessa frequenza) in una grande area geografica che comprenderebbe Piemonte orientale e Lombardia (previsto per il primo semestre del 2010), ma anche Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Emilia Romagna (previsto per il secondo semestre del 2010).

La strategia illecita di oscuramento della Rai

7 Novembre 2009 at 11:34 | In La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Dal blog de L’Espresso.it Piovono Rane:

Una quantità impressionante di “oscuramenti”. Concentrati soprattutto su Raidue, la rete di Stato che in alcune regioni è già stata tolta dall’analogico e si può vedere solo sul digitale terrestre. Per convincere con le cattive gli italiani a passare al mitico Dtt.

Il quadro che emerge dal dossier dell’associazione Altroconsumo è quello di una tivù di Stato che viola apertamente le norme del servizio pubblico e arriva a oltre 400 ore di black out sulla piattaforma satellitare di Sky in soli due mesi, dal 4 agosto al 4 ottobre 2009: per la precisione, 413 ore in 60 giorni, pari 6 ore e 52 minuti di oscuramenti al giorno: qui l’elenco completo.

Nel calderone di trasmissioni che gli abbonati Rai non hanno potuto vedere sul satellite c’è di tutto, dai telegiornali ad “Arsenio Lupin”, da “Cominciamo bene estate” a “Fuori orario”. Un fuoco di fila di oscuramenti apparentemente casuale, ma che ha colpito soprattutto Raidue (220 ore di black out sulle 413 complessive): in questo modo, gli spettatori delle regioni dove lo switch off è già avvenuto, sono stati di fatto privati del loro diiritto di abbonati di vedere i programmi Rai.

Senza dire che il contratto di servizio pubblico firmato con lo Stato dalla Rai obbliga la tivù di Stato a emettere i propri contenuti su tutte le piattafrome disponibili.

Per questo Altroconsumo si è rivolta al tribunale di Roma presentando un ricorso contro la Rai per quella che definisce «una pratica commerciale scorretta, lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti».

Secondo Altroconsumo, «privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico, persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell’Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti».

L’associazione di consumatori ha chiesto quindi al giudice del Tribunale di inibire il prima possibile «la pratica illecita degli oscuramenti».

Il decoder quasi unico

6 Novembre 2009 at 10:49 | In News, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Ecco il decoder unico! Udite udite da oggi si potrà ricevere la tv digitale in tutte le salse, terrestri e satellitari. La notizia è un pò vecchia ed è passata inosservata ai più (sicuramente a me). La società XDome ad aprile del 2009 ha fatto uscire nel mercato il nuovissimo decoder XDome Hc 1000 nc che ambisce al titolo nazionale di “unico decoder unico”. L’azienda italiana ha pensato di acquistare i diritti degli standard di progettazione (NDS) del decoder Sky, e di sommarli alla tecnologia di decoding del digitale terrestre e delle trasmissioni satellitari in chiaro. Il decoder appartiene alla stessa serie del modello di ricevitori testati questo settembre dall’Adiconsum, grazie al quale ha dimostrato all’utenza e all’Antitrust italiana che la ricezione e visione di Tivù Sat non è vincolata dal decoder annesso all’offerta del consorzio Tivù.

Xdome

Recensione di Digital-Sat.it

Il set-top-box XDome è dotato di due ingressi per smart card che potranno unire in un solo decoder tutti i pacchetti a pagamento, le offerte Mediaset Premium, Dahlia del dtt, e quella di Sky e Conto Tv satellitari (sempre a pagamento), e i canali in chiaro di Tivù Sat (Rai, Mediaset, Telecom Italia Media). Il magico scatolotto è pronto per le trasmissioni in alta definizione, ma non può usufruire dei servizi interattivi di decoder Sky, come la guida o il servizio mosaico. Gli utenti esclusi dai segnali del digitale terrestre saranno i primi potenziali consumatori del nuovo prodotto, e anche coloro che non vogliono perdersi la programmazione di Sky, ma tutti dovranno prepararsi a sborsare ben 199 euro.

Nell’esiguo mercato dei decoder unici, il decoder XDome affianca l’innovativo BlobBox della società italiana TvBlob, che unisce il dtt alla Web Tv. e potrebbe essere un passo avanti per l’introduzione di un decoder ibrido, cioè veramente unico, per avere accesso alle trasmissioni tv. Questo apparecchio ibrido potrà riceve non solo i segnali via etere terrestri e satellitare, ma attraverso una porta RJ45 Ethernet, del tutto simile a quella di computer, darà accesso alla rete telematica via cavo e all’IPTv. Questa tecnologia, ad oggi adottata da Fastweb, Telecom e Infostrada solamente per la tv via internet, è progettata con un hardware molto più potente e performante rispetto ai normali decoder tv. Mediaset è pronta a fare uscire nel prossimo anno Mediaset Premium Web Tv che sfrutterà una tipologia di decoder/modem/router proprietario molto simile. L’IPTv non risente delle condizioni ambientali e garantisce una maggiore stabilità della qualità del segnale ricevuto, e insieme al DVB-T (terrestre) e al DVB-S (satellitare) offrirebbe una maggiore scelta e libertà d’uso del mezzo televisivo. Il decoder ibrido inoltre garantirebbe un canale di ritorno preferenziale grazie alla banda larga ADSL, assicurando in modo veloce ed efficiente tutti quei servizi interattivi (pubblici e privati) declamati dai sostenitori del digitale terrestre.

Nonostante la tecnologia innovativa delle aziende italiane unisca le varie offerte e le piattaforme tv, non c’è la volontà di un accordo tra gli operatori del mercato media tv. Gli utenti sono costretti a comprare troppi decoder, smart card e tv con sintonizzatori dtt. Eppure secondo la delibera dell’Agcom n. 216/00/CONS l’utente televisivo dovrebbe avere il diritto di accedere a tutti i canali con un solo e semplice decoder.

Fonti: kataweb.it

Il CIPE blocca lo sviluppo della banda larga

6 Novembre 2009 at 10:03 | In Digital divide, News, Tv digitale terrestre | 8 Comments
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Dal corrieredellasera.it:

«Ancora una volta si dimostra come il Governo non racconti tutta la verità e soprattutto non abbia idee chiare su come far uscire il nostro Paese dalla crisi». Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, commentando l’annuncio da parte del CIPE del blocco di 800 milioni per il piano di sviluppo della banda larga nel nostro Paese sino a data da destinarsi. Un blocco che, secondo il rappresentante sindacale, non aiuta di certo il rilancio del Paese.

Le motivazioni di questa scelta, riferisce infatti Solari in una nota, «consisterebbero, secondo quanto riferito dal Governo, nella priorità che lo stesso vuole dare agli interventi sugli ammortizzatori sociali in nome di una presunta centralità dell’occupazione: non sarà certamente la Cgil a negare la gravità della situazione e la necessità di concentrare le risorse a tutela dei redditi e dell’occupazione, tuttavia gli investimenti bloccati dal Governo sono necessari per rilanciare lo sviluppo del Paese e la sua modernizzazione tecnologica». Questi investimenti però, spiega Solari, servono proprio «alle imprese, soprattutto quelle più piccole, che si vogliono sviluppare, alle famiglie per rapportarsi alla Pubblica amministrazione, ai giovani per studiare e utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione».

Critiche anche dalla UIL: «Non siamo d’accordo sullo stop ai fondi per lo sviluppo della banda larga: dalla crisi si esce rilanciando competitività e sviluppo e sarebbe sbagliato contrapporre le tutele occupazionali indispensabili in questa fase di crisi alle iniziative necessarie a consentire una più rapida uscita dalla crisi stessa». Anche Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, critica la scelta del governo del Governo di congelare i fondi per lo sviluppo della banda larga. «Uno dei punti nodali della ripresa della competitività del sistema Italia – si legge nel comunicato – è quello di realizzare il traguardo dei 2 Megabit al secondo per tutti gli italiani entro il 2012, così come indicato sia dal piano del vice ministro Paolo Romani, sia soprattutto nel progetto di digitalizzazione di tutta la pubblica amministrazione predisposto dal ministro Renato Brunetta».

Duro anche il commento dell’ex ministro Giovanna Melandri, ora responsabile Cultura del Pd: «la notizia del blocco di 800 milioni per il piano di sviluppo della banda larga nel nostro Paese sino a data da destinarsi è l’ennesimo segno dell’assoluta incapacità del Governo di affrontare seriamente la crisi“.

Il piano di Governo è chiaro: le priorità consistono nel dare spazio coi fondi pubblici agli investimenti più redditizi per quella classe politico/imprenditoriale italiana in palese conflitto d’interesse, ad esempio dando impulso allo sviluppo del mercato della tv digitale terrestre. L’intenzione è quella di lasciare il paese diviso da un profondo divario digitale che parte dalle scarse infrastrutture per la rete, dalla fibra ottica alle nuove tecnologie wireless, e termina nell’analfabetizzazione informatica della popolazione, forse per tenere distante quella ristretta classe sociale che detiene potere e benessere da quella che non ne ha accesso.

Fonte: cgil.it

Tivù Sat e il decoder fasullo

4 Novembre 2009 at 09:02 | In Discussione, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre | 1 Comment
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Noi poveri utenti della tv siamo sempre  alla ricerca del modo più semplice e meno costoso per guardare la benedetta televisione. Di questi tempi una pura utopia catodica che potrebbe essere rappresentata da un fantasmagorico decoder unico che raccoglierebbe tra i suoi chip e schede di memoria tutti i canali digitali (terrestri, satellitari  e via IP) al di là del mezzo trasmissivo. Noi poveri utenti invece siamo costretti a sopportare l’ennesima fregatura digitale.

L’Adiconsum lo scorso 29 settembre ha testato un vecchio modello di decoder satellitare Xdome (common interface del 2005) scoprendo con grande sorpresa che il ricevitore è compatibile con tutte le trasmissioni satellitari. Tivù Sat, Sky, Mediaset Premium, Conto Tv e Dahlia sono visibili da questo “antiquato” apparecchio che si rivelerebbe un decoder unico sat d’annata.

Un’altra prova è stata eseguita utilizzando un decoder Nokia Mediamaster 9902 del 2005, non più in commercio e neanche più aggiornato dalla fabbrica. E’ stata inserita nello slot common interface una SmartCam (la stessa messa in vendita per vedere Mediaset Premium con i televisori piatti) e la tessera di TivùSat. Dopo la risintonizzazione dei canali sono apparsi per magia i canali RAISAT Premium (il canale che prima di agosto era nel pacchetto SKY ed ora è trasmesso sul digitale terrestre e, criptato, su TivùSat).

Il test dell’Adiconsum dimostra che per ricevere i canali di Tivù Sat (cioè il pacchettone Rai, Mediaset Telecom Italia Media del DTT) l’utente non ha assolutamente bisogno di acquistare un nuovo decoder insieme alla smart card di accesso, perchè i vecchi ricevitori satellitari possono fare egregiamente lo stesso lavoro. Tivù Sat invece pubblicizza e vende il suo pacchetto con l’obbligo d’acquisto di smart card e decoder dedicati. Di conseguenza l’associazione di consumatori ha chiesto l’intervento dell’Antitrust e dell’Agcom perchè sono state diffuse informazioni non chiare (l’Adiconsum è stata elegante, io le chiamerei ingannevoli) sul mercato dei decoder sat.

“Il mercato dei decoder sta andando benissimo, più del 69% delle famiglie italiane ne possiede almeno uno” ha detto ultimamente DGTVi. Grazie all’informazione truffaldina e le campagne pubblicitarie fuorvianti sulla rivoluzione della tv digitale (anche e soprattutto terrestre) continuano a venderli senza sosta, rispondo io!

Fonte : adiconsum.it

Digitale terrestre accessibile per tutti

3 Novembre 2009 at 10:43 | In Discussione, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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DGTVi, il consorzio dei media tv sul digitale terrestre, afferma che il passaggio completo su tutto il territorio nazionale può essere completato prima del termine del 2012. Secondo i dati stimati da Makno entro la fine di quest’anno il 62% delle famiglie italiane (ben 11.725.000) possiede un apparecchio per sintonizzarsi sul dtt; e si registra ormai da tempo il superamento nell’acquisto dei decoder terrestri rispetto a quelli satellitari.

Negli altri grandi paesi europei, Spagna a parte, la digitalizzazione della tv si articola più adagio e forse in modo più ordinato. In Spagna infatti è in corso lo switch-off di grandi aree metropolitane e il passaggio verrà concluso entro il 2010. Il 69% delle famiglie iberiche ha accesso alla tv digitale terrestre. In Francia il processo di spegnimento del segnale analogico va avanti più lentamente per regioni (départements) e, dato l’alto numero delle aree coinvolte, terminerà solo nel 2012. In Gran Bretagna nonostante il passaggio non sia stato completato, sono già pronti ad adottare il nuovo standard DVB-T2 per trasmettere in alta definizione, e anche qui lo spegnimento avrà termine nel 2012.

Nel nostro paese la transizione va avanti senza sosta, e per il 16 novembre tutti attendono lo switch-off nel Lazio. Questa corsa sfrenata alla digitalizzazione non fa i conti però con le vecchie e malandate infrastrutture della rete televisiva e ignora in gran parte le difficoltà dell’utenza, economiche e di informazione, nell’adozione della nuova tecnologia. Sorgono quotidianamente nelle zone “colpite” dallo switch-off numerosi e variegati problemi che i canali ufficiali degli stessi media tv cercano di sdrammatizzare e/o censurare.

In Europa le politiche di informazione e di assistenza nel passaggio al digitale con sistemi di sussidi per le fasce deboli della popolazione sembrano funzionare forse perchè i governi non stanno affrettando troppo i tempi. Da un’analisi dell’Istituto e-Media del luglio del 2009:

Nel Regno Unito, il Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport, in collaborazione con il broadcaster pubblico BBC, ha predisposto il Piano di assistenza Digital Switch-over Help Scheme. Il Piano, il cui costo è stimato in £600 milioni, prevede assistenza domiciliare presso determinate categorie di utenti e comprende l’installazione di un ricevitore e una dimostrazione pratica del suo funzionamento. I beneficiari, potenzialmente circa 7 milioni, devono avere un’età pari o superiore a 75 anni oppure aver vissuto in una casa di cura per almeno 6 mesi, o essere in condizioni di invalidità parziale o totale. Il dispositivo prevede un esborso di £40 per l’utente; ne sono però esonerati i cittadini che percepiscono sussidi governativi o sussidi di disoccupazione.

In Francia, entro la fine del 2009, dovrebbe essere stabilita l’entità e l’allocazione del fondo istituito dalla legge 2007-309, destinato ad incentivare la transizione alla TDT di alcune categorie di utenti, in particolare quelle già esonerate dal pagamento del canone radio-TV (per anzianità, povertà etc.) e che ricevono la TV solo per via analogica terrestre. Intanto, in occasione degli switch-off pilota nelle aree di Coulommiers e Kaysersberg, è stata sperimentata l’erogazione di contributi del valore di €25 per l’acquisto di un ricevitore e di €120 per un impianto satellitare. Il Ministero della Cultura e delle Comunicazioni ha inoltre anticipato la prossima creazione di un dispositivo di aiuti supplementare (denominato accompagnement renforcé). Stando alle prime comunicazioni, il sostegno dovrebbe riguardare principalmente i cittadini di età pari o superiore a 70 anni e quelli con invalidità riconosciuta pari o superiore all’80%.

In Spagna, il Ministero per l’Industria, il Turismo e il Commercio ha emanato un Piano a sostegno delle famiglie a rischio di esclusione dal processo di transizione al digitale terrestre. Potranno ricevere gratuitamente un ricevitore le persone di età pari o superiore ai 65 anni con invalidità riconosciuta di grado II o III, le persone diversamente abili (con invalidità pario superiore al 33%) e gli utenti di età pari o superiore gli 80 anni che vivono soli o con un’altra persona di oltre 80 anni. Il Piano prevede la possibilità di richiedere un solo ricevitore per famiglia. Ad oggi, l’agevolazione è operativa per i soli residenti nelle aree della Fase I di switch-off, tuttora in corso.

Infine in Italia, dopo una prima fase contraddistinta da numerosi conflitti di interessi negli anni 2005-2006 in cui era previsto il sussidio generalizzato per l’acquisto dei ricevitori Dtt, sanzionato in questi anni dalla Commissione Europea, i contributi sono stati indirizzati più legalmente alla fascia della società degli anziani a basso reddito, nelle regioni coinvolte dallo switch-off. La legge 296/2006 (legge finanziaria 2007) ha istituito presso il Ministero per lo Sviluppo Economico il “Fondo per il passaggio al digitale”. Per il 2009 il contributo si traduce in uno sconto di €50 sul prezzo del ricevitore, al netto di eventuali sconti commerciali, che viene rimborsato al rivenditore. In generale, i requisiti per usufruire del contributo, con alcune variazioni da regione a regione, sono l’età degli utenti (maggiore di 65 anni, 75 per la Provincia di Trento) e il loro reddito (inferiore a €10 mila / anno). In ogni caso, è sempre necessario essere in regola con il pagamento del canone Rai. Ma gran parte dell’ammontare di questo contributo statale, che esclude una grossa fascia “debole” della popolazione, non è stato richiesto dagli aventi diritto in Piemonte, nel Lazio, in Trentino e nella altre regioni digitalizzate, a causa della grave mancanza di informazione da parte delle istituzioni.

Fonti:    key4biz.it |     makno.it

Apple TV, alternativa digitale

2 Novembre 2009 at 08:58 | In News, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Da spazioapple.com:

Il passaggio al digitale terrestre, avvenuto in parte il mese scorso, ed ancora in atto in alcune zone e per alcune frequenze, ha scombussolato il mondo della televisione. Da oggi però, la Apple ci invita a cambiare canale e a utilizzare un intrattenimento video originale ed innovativo. La casa di Cupertino ha rilasciato l’aggiornamento versione 3.0 della sua Apple TV.

La Apple TV è un dispositivo della Mela che tramite la sincronizzazione del contenuto del proprio computer permette di vedere i files sul televisore di casa o ascoltare la musica tramite lo stereo. Inoltre, negli Stati Uniti, i servizi non finiscono qui e si accede anche a video on demand, pay-tv e tant’altro, anche in qualità HD.

Questa nuova versione, sottolinea Eddy Cue, vicepresidente per i servizi Internet di Apple, “rinnova sopratutto l’interfaccia che è resa più semplice ed immediata ed aggiunge poi nuovi servizi e contenuti, come gli Extra iTunes e gli LP”. Questo particolare formato è stato introdotto da Apple con il tentativo di rilanciare gli album in versione digitale mentre con l”opzione Genius Compilation, feature delle ultime versioni di iTunes e iPod, si possono creare sino a 12 compilation con i brani della propria libreria iTunes. Inserita anche la funzione Radio. Le opzioni “eventi” e “Faces”, per quanto riguarda le foto, invece consentono di raccogliere le foto in base ai volti somiglianti grazie al riconoscimento del soggetto ripreso.

La Apple Tv è acquistabile ad un prezzo di circa 269 Euro, con 160 GB di HD in dotazione, ma per chi è invece già in possesso delle versioni precedenti, l’aggiornamento è del tutto gratuito.

La mancata implementazione in Italia del supporto HD e video on demand, ormai attivo da tempo per gli utenti d’Oltreoceano, ha però stupito molti esperti del settore che ritengono che la Tv della Mela sia ancora vissuta troppo come un “hobby” e non come uno strumento innovativo e rivoluzionario. Per godere dell’intrattenimento made in Cupertino basta un cavo HDMI e come dice il sito ufficiale “con Apple TV il tuo televisore diventa una cosa mai vista”.

Minestrone digitale all’italiana

31 Ottobre 2009 at 10:49 | In La verità sul digitale, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Il dividendo digitale attuato dalla legge Gasparri del 2004 sulla tv digitale terrestre non piace più. Alcune aziende tv, in evidente e curioso ritardo, si sono accorte che alcuni gruppi detentori dei vecchi canali analogici forse si sono aggiudicati un numero eccessivo di frequenze nel riassetto del digitale terrestre. Telecom Italia Media, il gruppo che trasmette MTV e La7 sulle vecchie frequenze, ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica sull’assegnazione delle frequenze digitali in Val d’Aosta, Piemonte occidentale e Trentino Alto-Adige. Rete A, canale del gruppo Espresso, ha depositato un ricorso al Tar del Lazio. Rete Capri, unica tv nazionale del sud, a breve presenterà una richiesta al capo dello Stato analoga all’azienda media tv di Telecom. E’ la rivoluzione delle piccole reti contro l’oligopolio Rai-Mediaset-Sky?

La questione ha antiche origini. L’approvazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale è stata deliberata dal Ministero per lo sviluppo economico nel lontano 2003, quando il governo pensava di introdurre il dtt entro il 2006 per evitare le sanzioni comunitarie sulla posizione illegale di Rete 4. Dopo varie revisioni il dividendo digitale è stato suddiviso in 21 parti (cioè multiplex dove si possono trasmettere fino a 4 canali in qualità standard) per ogni area regionale o provinciale autonoma, e ha assegnato ben 3 canali digitali alle tv per ogni canale posseduto nell’analogico. La “spartizione dei barbari” delle frequenze digitali non è piaciuta tanto alla Commissione Europea che ha avviato l’ennesima procedura di sanzione per l’Italia in ambito televisivo. Il governo e i geniali uomini del Ministero per le comunicazioni sono corsi ai ripari, e per evitare l’ingente multa hanno messo a disposizione in gara pubblica 5 canali nazionali.

In questo modo, da 21 che erano, le frequenze assegnate d’ufficio sono passate a 16 e qualcuno ne è rimasto logicamente fuori. La Commisione UE ha imposto al governo di regolare un tetto massimo di 5 reti per medium tv, ma non esiste una vera legge, e il limite sarà valido solo per l’assegnazione delle 5 reti vacanti. In teoria il dividendo dovrebbe ordinare 4 reti per la Rai e 4 per Mediaset, 3 per Telecom Italia Media, 2 per il Gruppo Espresso e una sola per Europa 7, D-Free (che ospita solo reti Mediaset) e Rete Capri. Se Rai o Mediaset si vedranno assegnata una quinta frequenza nazionale, dovranno cedere il 40% della capacità trasmissiva a operatori “indipendenti”. Ma questo dividendo purtroppo sarà valido solo in partenza, perchè le 5 fequenze in gara potranno essere riacquistate dopo un periodo di tempo fissato dall’Agcom.

Telecom rivendica un canale, come Rete A e Rete Capri, e chiede un risarcimento di 240 milioni di euro o un milione e 640 mila euro per ogni anno di ritardo dall’assegnazione del canale. La Commissione Europea ha ufficialmente chiesto all’Agcom di vigilare sulla corretta assegnazione delle cinque reti in gara pubblica, chiedendo al gruppo Telecom di rispettare gli impegni per una libera concorrenza nel mercato del dtt. Una concorrenza a dir poco strana, perchè i competitor in posizione dominante (Rai e soprattutto Mediaset) hanno acquisito più potere nel passaggio dall’analogico al digitale, ampliando a dismisura il bouquet di canali, lasciando le briciole alle altre aziende tv.

Fonte: ilSole24ore.com

Torino, caos digitale

30 Ottobre 2009 at 11:05 | In Discussione, La verità sul digitale, Piemonte, Tv digitale terrestre | Leave a Comment
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Da La Stampa.it di Marco Accossato

Disastro digitale. A un mese dallo «swicth-off» che ha traghettato torinesi e cuneesi dal segnale analogico della televisione le proteste non si fermano. Come i disagi, i canali che spariscono, ritornano, scompaiono di nuovo. Ora, accanto ai cittadini, scendono sul piede di guerra anche gli installatori: «Un disastro – dice Umberto Pellegrini, titolare di una ditta individuale a Vinovo – di fronte ai primi problemi sorti a maggio dopo lo switch-over pensavamo che il passaggio definitivo di ottobre avrebbe risolto i guai. Invece, paradossalmente, la seconda fase del passaggio al digitale è stata e continua a essere più problematica della prima». Risultato? «I clienti se la prendono con noi, cominciano a pensare che siamo noi antennisti gli incapaci. E come dar loro torto, se un impianto installato ieri oggi non funziona più? Inutile spiegare che la causa sono i continui cambiamenti del segnale».

Disarmati. Cittadini e installatori, adesso, condividono la stessa protesta. E di motivi ce ne sono ogni giorno di più: «Martedì – racconta ad esempio Pellegrini – La7, canale 48, trasmetteva dalla Maddalena. Il segnale è stato spostato all’Eremo, che già in passato tagliava fuori molte zone di Moncalieri, Nichelino e La Loggia. Così queste zone da quasi una settimana non vedono più La7». Altro esempio: «In corso Moncalieri, dal numero 100 al 400, Mediaset era trasmesso da un forte ripetitore a Montoso, che è stato spento. Così chi abita da 100 al 400 di corso Moncalieri d’improvviso ha smesso di vedere i canali Mediaset».

Le lettere di protesta a La Stampa si moltiplicano. I messaggi sul forum www.lastampa.it/forum non si sono mai fermati. Così le lamentele sui vari blog dedicati alla tecnologia. Il digitale terrestre e’ stato praticamente imposto a tutti i cittadini senza interpellare nessuno. Non va meglio con la televisione a pagamento. Anche la Pay tv è, in molti casi, senza segnale.

Umberto Pellegrini: «Nei giorni scorsi ho installato impianti che ho dovuto modificare dopo pochi giorni, perché il segnale è passato da Uhf a Vhf». Peggio: «Mercoledì scorso ho fatto un impianto il via Pastrengo a Moncalieri: il giorno dopo non vedevano più La7. Secondo lei, con chi se la prende chi mi ha pagato quel nuovo impianto?». Ancora: «A Piossasco il pacchetto Mediaset sul canale 36 subisce l’interferenza del segnale di Rai 3 da Monte Pellice».

Chi subisce maggiormente i disagi sono soprattutto le persone anziane, che dopo aver moltiplicato apparecchiature, prese e telecomandi devono lottare ogni giorno con la risintonizzazione. «Se il cittadino è abbandonato a se stesso, non lo siamo meno – sbotta Pellegrini -: non abbiamo un numero verde di riferimento, e se chiamiamo lo stesso call center che risponde ai cittadini ovviamente non c’è nessuno in grado di fornirci le indicazioni tecniche di cui abbiamo bisogno. Se anziché ignorarci utilizzassero la nostra rete, potremmo aiutarli: ogni giorno potremmo misurare la potenza del segnale, segnalando subito le zone d’ombra, i Comuni e le vie dove il segnale sparisce, interferisce, o non arriva proprio».

Commissione Europea: nel dividendo digitale spazio alla banda larga

29 Ottobre 2009 at 00:36 | In Digital divide, Discussione, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre | 5 Comments
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Bruxelles -  La Commissione Europea ha stilato una nota contenente gli interrogativi più  urgenti che riguardano la tv digitale terrestre e il conseguente riassetto delle frequenze tv, chiamato dividendo digitale. Il passaggio al digitale terrestre consentirà in tutti i paesi dell’Unione Europea una razionalizzazione della sezione dello spettro elettromagnetico dedicata alle frequenze televisive, che moltiplicherà i canali, aumenterà la qualità video e audio, e permetterà l’attivazione di servizi interattivi. Ben cinque paesi della UE (Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia) hanno già spento le trasmissioni tv analogiche e liberato le frequenze radio per far posto al dtt. In Italia stiamo assistendo alla transizione, regione per regione, che terminerà, se tutto andrà bene, alla fine del 2012.

La questione del dividendo digitale pone delle problematiche su scala continentale e anche nazionale. Le frequenze tv dovranno essere organizzate e coordinate su tutto il territorio europeo quando tutte le nazioni avranno compiuto il passaggio al dtt, perchè attualmente i segnali analogici radiotelevisivi provocano molte interferenze nei paesi confinanti.

spettro

La suddivisione dello spettro in ogni Stato è regolato dalle leggi nazionali. La Commissione Europea si pone l’obiettivo di lavorare per una normativa europea sul dividendo digitale perchè il mercato unico esige sempre nuovi servizi con applicazioni wireless. La nota sottolinea di definire nei prossimi mesi delle condizioni comuni di armonizzazione tecnica per la banda UHF V nell’intervallo di frequenze  da 790 a 862 MHz, per nuovi usi, come  la banda larga senza fili, in tutti gli Stati membri. Inoltre raccomanda, per il lungo termine, di considerare un regolamento per sfruttare gli “spazi bianchi” nello spettro per dividere le zone di copertura televisiva tra nazioni ed evitare così interferenze.

La regolamentazione del dividendo digitale darebbe un accesso migliore e più conveniente ai servizi wireless a banda larga, in modo da ordinare le onde dello spettro per fare spazio alle tecnologie di trasmissione Wi-Fi , UWB (con raggio limitato), WiMax e al nuovo standard della telefonia mobile LTE (Long Term Evolution) integrato con l’UMTS, che può operare sulle frequenze sotto il GHz. Inoltre consetirebbe un più facile uso dei servizi di radiodiffusione, e di una gamma di nuovi servizi senza fili innovativi della telefonia mobile di terza generazione. E potrebbe colmare il divario digitale infrastrutturale che coinvolge il 30% delle zone rurali europee. Ci guadagnerebbero gli utenti europei di Internet  in quelle aree non raggiungibili dai servizi a banda larga su filo. Ne avrebbero molto da guadagnare i cittadini italiani, tra i più colpiti in Europa dal digital divide delle infrastrutture della rete.

Nel nostro paese il dividendo digitale del dtt è stato formulato senza alcuna assegnazione di merito e senza gare pubbliche. Le frequenze comprese fra 200 MHz e 862 MHz sono state semplicemente assegnate alle società che già detenevano licenze nell’analogico. Non sono state considerate applicazioni diverse dai segnali televisivi. Lo Stato ha assegnato in grave ritardo, questa volta con regolare bando di gara pubblica, le concessioni per il WiMax, ma fino a settembre 2009 la copertura del segnale wireless fornito dalle società private (Aria, Linkem, Mandarin, Freemax) raggiunge in via semi-sperimentale poche zone rurali e cittadine (provincia di Milano, provincia di Como, provincia di Varese , Pisa, alcune città siciliane, Brescia, Bari, alcune città dell’Umbria). Una legge comunitaria sul dividendo digitale costringerebbe il mercato e il governo italiano ad un’inversione di rotta, a meno di eventuali  e soventi violazioni, come la recente storia insegna.

Il documento ufficiale della Commissione Europea.

Fonte: Europa.eu

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